Epilogo

Fio dei Fiori – Romanzo

Sabato 21 settembre 2024, primo giorno d’autunno 

Alla fine sul nostro pontile sono rimasto da solo. Non c’è nemmeno Michele, ovvero il comandante Calzavara.  

Fu lui, quando, dopo il nostro viaggio, ci ritrovammo sul pontile, ad attaccar bottone. Me lo ricordo bene quel sabato di fine agosto 2009; passammo gran parte della giornata al chiosco Marinella. Per tre giri di birre e uno spritz che gli offrimmo, il malcapitato si dovette sorbire i nostri racconti; storia del libro e bandana inclusi, ovviamente.  

Oltre a occuparsi di aerei e osservarne in silenzio le relative scie, gli piaceva scrivere racconti. L’unica cosa che disse in merito alla faccenda è che sarebbe valsa la pena di farne un romanzo. 

Ci salutò che era un misto tra il divertito, l’incuriosito e, … l’ubriaco. Sperammo solo che non dovesse cimentarsi nel pilotare un aereo da lì a breve. 

Poi, a ottobre del 2009, fu Sega a lasciarci. Con la sua solita aria sbarazzina, si imbarcò in una missione particolare: installare piccole stazioni radio locali nei più remoti angoli del pianeta. “Tranquilli”, ci disse, con un sorriso disarmante mentre lo accompagnavamo all’aeroporto per la sua prima “missione”, “la musica non ha mai ucciso nessuno.” Io lo spero davvero, perché il mondo è stato troppo spesso crudele con chi cercava solo di portare un po’ di luce attraverso le note. 

Poche settimane dopo, anche el Bitol mi salutò. Lui, il sognatore, partì alla ricerca della sua musica, portandosi dietro la chitarra e il cuore pieno di nostalgiche canzoni degli anni ’70. Se mai vi capitasse di passare per Londra, Berlino, New York o qualche altra città, e di sentire un chitarrista che canta con un accento country veneto, fermatevi. Che compriate il suo CD o meno, a lui farà piacere sapere che qualcuno si è fermato ad ascoltarlo. 

E così, uno ad uno, se ne sono andati tutti, cambiando il loro mondo mentre il mio è rimasto lo stesso. Ogni mattina, alle otto e dieci precise, mi trovate a far colazione dalle “belle ragazze”, che nel frattempo sono diventate mamme di due bambini ciascuna, con padri diversi, ovviamente. La vita scorre, loro cambiano, mentre io rimango qui, immobile, a guardare il mondo che passa, avvolto da sogni che non si sono mai realizzati e da rimpianti che pesano sul cuore. 

L’estate è ufficialmente terminata, e sto qui, sul pontile, osservando le scie degli aerei che tagliano il cielo. Aerei che non ho più avuto il coraggio di prendere, rimanendo fermo e radicato a questo piccolo angolo di mondo, intrappolato tra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che è. 

Ah, dimenticavo, c’è una piccola novità nella mia vita: non prendo più il cappuccino, solo il caffè. Ho scoperto che il latte non lo tollero più. Un cambiamento banale, forse, ma sufficiente a ricordarmi che, in fondo, anche io sto cambiando, un sorso alla volta. 

Goodbye Mulls! 

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© 2009 – 2024 Michele Camillo

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