Nel piccolo campo dietro casa, c’era l’erba alta e un’aria che sapeva di estate infinita. Un luogo che agli adulti sembrava solo un pezzo d’erba incolta, ma che per noi ragazzini era una giungla, un rifugio segreto e, per me, teatro di emozioni ancora indimenticabili.
Io e Paolina, ce ne stavamo nascosti tra i rovi delle more, cercando di non farci trovare dal malcapitato cercatore che, da un pezzo ormai, aveva finito di contare. Troppo vicini per ignorarci e troppo bambini per stare zitti. Così iniziammo a bisticciare.
Io le dissi che aveva gli occhi strabici …
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