La maglietta fina

SOLARADIO: una radio da leggere – CAPITOLO 5 – Indice


La nebbia la domenica mattina è una figata pazzesca, se poi ci aggiungi il cupo suono delle sirene delle navi, che arriva da porto Marghera, l’atmosfera è perfetta. Da un momento all’altro mi aspetto di veder sbucare dai paeassoni, Diabolik e Kriminal. Non ho idea di quante storie, ambientate nel quartiere, mi sono inventato finora, non mi chiamano Paperoga per nulla; il maggior esperto in fumetti di Solaradio. Una sagoma in lontananza, dalla stazza sembra proprio Patsy, il fido assistente di Nick Carter, invece è lui, Icio el ciccio. Eccolo, puntuale come un orologio svizzero, solo ed esclusivamente la domenica mattina, dalle otto alle nove, fa una sana passeggiata, fumandosi mezzo pacchetto di sigarette.

Il fumo della sigaretta si somma alla nebbia, lo riconosco solo dal lercio impermeabile grigio topo e dalla voce roca da nicotin-dipendente patentato; “ohi Pap, titamorti, el to amigo ‘sto anno, presenta Sanremo, cori in radio a far un special”.

Nei mitici ’80, dire che ti piacevano le canzoni di Baglioni, era quasi una bestemmia. Per non giocarmi la reputazione, in radio, non mettevo mai i suoi dischi. Quando mi chiedevano se lo conoscevo, lo rinnegavo come fece Pietro nel cortile del sommo sacerdote. A quei tempi, specie qui in quartiere, eri qualcuno se ti riempivi la bocca con De André o Guccini, a malapena ti tolleravano se parlavi di Venditti. Quando però uscì Strada facendo, inno autobiografico ufficiale di noi moltoni dagli occhi scuri, non resistetti dal mandarlo in onda a ciclo continuo; in conseguenza di ciò, cadde brutalmente la mia facciata di DJ impegnato e, il Baglioni divenne, “el me amigo”.

La nebbia la domenica mattina è una figata pazzesca se poi, come colonna sonora, ci metti Poster del mio amico Claudio, è la morte sua. Mentre la fischietto, mi prende una felice nostalgia, accelero per arrivare in radio quanto prima, secondo me è ancora li, ne sono sicuro, “del porseo no xé butta via mai ‘gnente”, come dicono i nostri contadini.

Benedetto sior Sergio, che ha insistito per tenere tutti i nostri dischi in vinile, santo subito. Qualcuno si è divertito a mescolarli ma, dovrebbero essere all’incirca in ordine per autore; lettera B, mi prendono le palpitazioni, eccolo! Lo annuso, odore di muffa, le macchioline gialle si, è proprio lui, quello di casa mia, l’originale del 1972.

Nel 1972, avevo otto anni ed ero in terza elementare, mi ricordo benissimo la posizione, era tra Close to the Edge degli Yes e Tick as a Brick dei Jethro Tull. Fino all’arrivo de, Il mio canto libero di Battisti, era l’unico disco in lingua italiana posseduto da mio fratello e, ovviamente, l’unico del quale riuscivo a comprenderne le parole. All’interno era scritto tutto in corsivo e aveva un sacco di figure, cosa che, è universalmente noto, lo rendeva particolarmente attraente per un bambino come me. I miei due fratelli, un tot di anni più vecchi di me, avevano il monopolio nell’uso del giradischi; i due sfigati però, cacciati a suo tempo a calci in culo dalle medie, erano al lavoro tutto il santo giorno, per cui, durante il pomeriggio, l’aggeggio infernale era appannaggio del sottoscritto. Anche se potevo disporne a piacimento, nell’autunno del 1972, le uniche note che uscivano dal mitico WILSON ALLEGRO erano quelle di, Questo piccolo grande amore.

Su ricordi ed emozioni che questo disco evoca, si sono spesi fiumi di parole. Credo però, che nessuno finora, lo abbia mai associato alle scatole di montaggio AIRFIX. Lo so che molti sentimentaloni mi condannerebbero al rogo sulla pubblica piazza ma, non ci posso fare nulla. Quando ancora oggi sento Porta Portese o Piazza del Popolo, mi rivedo nella mia cameretta, curvo sulla scrivania, con le mani impiastricciate di colla BRITFIX e macchiate di colori HUMBROL, intento nella maldestra costruzione di un caccia VIGGEN o di un bombardiere BOSTON. Non me ne vogliano i soprannominati sentimentaloni ma, confesso, che l’ho pure usato come base per non rovinare la scrivania.

“La favola più bella che ti hanno raccontato”, all’incirca, era questo il titolo del compitino da svolgere, mi ricordo pure che era un lunedì piovoso, qualche mio compagno stava già sbuffando ma, a me non me ne importava nulla; tanto ero incocaio, come si dice tuttora nel nostro slang, per la giovanissima maestra Laura.

La dolcissima Laura, una ragazza dai lunghi capelli biondi; da qualche mese sostituiva la signora Visentin, rimasta a casa perché, doveva comprar un puteo, così si diceva quando una era incinta.

Quando mi ripresi dallo stato di trance, in cui cadevo ogni volta che la sua voce sensuale dettava qualcosa; realizzai che la faccenda era impegnativa. Finora, i miei genitori non mi avevano raccontato nessuna favola, lo avrebbero fatto solo qualche anno più tardi tipo: “se passi l’esame di terza media; ti compriamo il CIAO”.

Non potevo assolutamente deludere la bella Laura, bisognava lavorare di fantasia, cosa che, fin dai primordi della mia esistenza, mi è sempre riuscita bene. La osservavo mentre, con aria malinconica, seduta alla cattedra, era intenta a leggere un libro. La ragazza raffigurata nel disco le assomigliava tremendamente, stessi capelli, stesso sguardo dolce, forse era proprio lei; mi venne l’ispirazione del secolo.

Con la mano sudata e, come sempre, sporca di inchiostro, iniziai a riversare sulle paginette del PIGNA a righe, quella che finora era la favola più bella che avevo sentito; “la maglietta fina”.

Scrissi velocemente tanto quanto correva quel Claudio inseguito dalla Polizia che, per fortuna, riuscì a rifugiarsi in un bar fuori mano dove incontrò quella ragazza, bella come la maestra. Che lui si chiamasse Claudio era ovvio, perché aveva scritto il disco, mentre lei, boh, forse Maria, quella signora che aveva passato la trentina, (vallo a dire adesso), con cui passava la notte.

Non ricordo con precisione quello che uscì dalla mia stilografica, di certo affrontai un argomento un tantino spinto o, quantomeno inconsueto, per un bambino della mia età. A otto anni non avevo assolutamente idea di cosa significasse “andare a letto insieme” però, non mi sembrava una cosa brutta da scrivere; ricordo pure di aver scritto che erano nudi; è vero, riguardando i disegni del mitico 33 giri, si vedono loro due nudi ai piedi del letto. Non oso immaginare se, al posto della maestra Laura, ci fosse stata quella pia donna della signora Visentin, detta da mio padre “ea democristiana”, la mia faccia, come fosse la Walk of Fame di Hollywood, avrebbe ancora l’impronta della sua mano con, a fianco, quelle dei miei genitori.

Man mano che la mitica PELIKAN riportava senza sosta, quella storia incisa nel disco; iniziai a sognare che, un giorno anch’io, avrei fatto l’amore giù al faro, anche se, non sapevo ancora cosa voleva dire.

E con lei, con lei ..”, la canzone mi risuonava nella testa; nei miei pensieri, la maestra Laura, in quel momento, prese il posto dell’aereo da montare di turno. Da quel giorno, iniziai a sognare di camminare lungo il Tevere che scorreva lento, lento; mano nella mano, insieme a non so quante ragazze.

Il martedì, leggemmo il tema di Enrichetto, quello di Francesca, di Marco, di Stefania, di Cristina; addirittura quello di Gigi el boarotto, il troglodita della classe. Suonò la campanella, il mio PIGNA era ancora lì sulla cattedra, quei vigliacchi dei miei compagni si erano già dileguati in un battibaleno. Avevo la netta sensazione di averla combinata grossa, immaginavo la reazione di mio padre, sentivo già il culo bruciare.

“Tieni, mettilo via”; mi abbracciò forte e mi diede un bacio sulla fronte poi, tenendomi ancora stretto a lei, mi accompagnò fuori dalla scuola.

Non dissi una parola, ricordo solo un buon profumo come di talco. Anche lei, quel giorno, indossava una maglietta fina. Immaginavo tutto, soprattutto immaginavo, e speravo, che potesse essere quella mamma che non c’era.

Cara maestra Laura,

Tu come stai?

Tu come vivi?

Come ti trovi?

Chi viene a prenderti?

Chi si stende al tuo fianco?

Io, così, così; solo che adesso …

Adesso che; non saprei ancora cosa dire;

Adesso che; non saprei ancora cosa fare.

…. stay tuned

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