I miei amici Mul

Fio dei fiori Capitolo 3 – Capitolo precedente – Indice


Iniziai con l’ottemperare all’ultimo punto della riunione, capirai che sforzo. Andare dalle “brave ragazze” mi mette sempre di buon umore, le brave ragazze in questione sono Francesca e Alessia le banconiere della pasticceria di cui sono frequentatore abituale. Alessia era un po’ sorpresa nel vedermi a quell’ora ma, visto che non fiatavo, preparò il solito. “Allora, avete deciso dove andate in ferie?”. La moretta mi fece suonare d’improvviso un campanello in testa. Porca miseria, ero andato completamente “in aseo”, come si dice da queste parti, mi ero proprio dimenticato che, alle 19.30 dovevo trovarmi con Armando “Bitol” e Adriano “Sega”, ovvero gli altri due cronicissimi mul, per l’annuale riunione di programmazione ferie.

Finii in fretta la consumazione e pagai altrettanto velocemente senza però dimenticarmi, di dare la solita sbirciatina dietro il bancone, per vedere se per caso indossava la minigonna. “Corri via in fretta, chissà che novità eh?”, mi salutò la perspicace Alessia con un sorriso ironico, sembrava leggermi nel pensiero, sperai non avesse fatto altrettanto riguardo le mie fantasie erotiche con lei.

Tornai velocemente a casa, per fortuna avevo già pronti tutti gli incartamenti necessari ovvero un pacco di stampate ricavate da ricerche sul Web che, ovviamente sarebbero come sempre state sprecate, buttai l’occhio sul libro e la bandana e presi anche quelli. A remengo le intenzioni che mi ero appena prefissato, l’affare era troppo grosso, decisi di vuotare il sacco e sfogarmi subito con gli altri due compari.

Ogni anno, sin da inizio maggio, l’argomento principale di discussione di noi tre mul, riguarda la programmazione delle vacanze di agosto. Ormai da tempo, le cose andavano allo stesso modo, all’inizio sul piatto vi erano le più svariate proposte, il Bitol proponeva sempre mete musical-culturali; Sega era sempre per posti lontanissimi e solitari mentre io cercavo di restare con i piedi per terra proponendo sempre qualcosa di rilassante e “fruttuoso” per la nostra condizione, tipo un villaggio turistico affollato di “materiale” interessante. Nonostante le numerose proposte, alla fine si arrivava alla solita conclusione ufficiale che, qualsiasi fosse la proposta, il prezzo risultava troppo elevato per le nostre tasche.

In realtà, anche se ci seccava ammetterlo, eravamo consci del fatto che lo scopo fondamentale della vacanza era quello di uscire dallo stato cronico di mul per cui, se volevamo avere maggiori possibilità di riuscita, dovevamo fare affidamento, per quanto riguardava la caccia alle donne, su quello che poteva offrire il mercato locale, in più, nessuno dei tre era un gran viaggiatore. Eravamo fondamentalmente dei paurosi e degli eterni insicuri, pensare di fare un viaggio più lungo di duecento kilometri ci metteva già ansia inoltre, per me, si aggiungevano i già citati sensi di colpa generati dalla situazione familiare.

Alla fine, parla e parla, la meta era sempre la stessa: appartamento in affitto, che noi chiamavamo “base operativa”, alternativamente a Lignano o Bibione. Se tuttora, siamo ancora nella condizione di mul, si arriva facilmente alla conclusione che gli ormai quindici anni di questo collaudato cliché, non hanno portato a nessun significativo risultato.

Altri gruppi di mul come noi optano, almeno una volta nella vita, per il turismo sessuale, li vediamo partire per il Brasile o la Thailandia per poi tornare con in testa una sceneggiatura da film porno, pronta per essere raccontata agli amici del bar. Noi tre non siamo quel genere di mul, la religione, specie a causa degli anni passati in oratorio, ci ha messo una fifa terribile riguardo i peccati sessuali, ci portiamo appresso la costante paura di finire bruciati all’inferno se solo pensiamo al sesso fuori dal suo scopo istituzionale ovvero fare figli, preferibilmente con una e una sola donna, tua moglie.

Non avevamo nemmeno il coraggio di parlare di ragazze usando i volgari termini canonici, ormai da secoli coniati dal maschio cacciatore. “Varda che bel montareo”, sbiascicò anni addietro, in preda ai fumi dell’alcool, il vecchio Dante el rosto, così detto per la faccia perennemente rossa a causa del bere, mentre sulla Tv del bar appariva una procace valletta. Da quel momento il termine montareo, plurale montarei, divenne per noi la parola in codice per definire l’oggetto del nostro desiderio, calzava a pennello in quanto era un nome maschile e nessuno avrebbe mai immaginato a cosa ci riferissimo.

Questi incontri di programmazione, comunque, mi fanno sempre piacere, è bello pensare di poter andare ovunque, anche se poi non lo fai. Ho letto che la felicità sta nell’idea di raggiungere una meta non nell’averla raggiunta, quello che purtroppo mi creava depressione era il luogo dell’incontro, ovvero l’officina di Armando e suo fratello Giorgio, “i Bitol”.

Continua …

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